Papa Francesco

incoraggia Fede e Luce:

"Avanti così"

Nessuna soggezione. La sensazione di abbracciare un padre buono, che vuole solo il bene dei suoi figli. Incontrare Papa Francesco è un’esperienza che infonde pace nel cuore e genera gioia. Il cerimoniale s’infrange davanti alla sua volontà di guardare negli occhi ciascuno, di lasciarsi abbracciare e di dispensare gesti di tenerezza verso i più piccoli.

Siamo partiti da diverse città del Nord Italia venerdì (dalla Sicilia giovedì, passando da Pompei) per vivere il Giubileo degli ammalati e delle persone disabili con amici di Roma e di altri Paesi. Un viaggio non facile, con carrozzine e persone che faticano a camminare. Ma la stanchezza è stata superata dal desiderio di incontrare il Papa che parla con franchezza, che dice a ciascuno quanto è importante cercare la misericordia del Padre e imparare a viverla in ogni relazione.

A gruppi abbiamo vissuto l’itinerario da Castel Sant’Angelo alla Porta Santa di San Pietro, guidati dai nostri assistenti spirituali, don Marco Bove (assistente ecclesiastico nazionale), don Mauro Santoro (per la provincia Un fiume di pace), don Marcello Corbisiero con Padre Michele Barone (per Mari e Vulcani), don Piero Milani (per Kimata). Sabato mattina alcuni di noi hanno preso parte alla catechesi prevista nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, guidata da monsignor Gèrard Daucourt, vescovo emerito di Nanterre, che ha invitato i presenti a non guardare il passato ma, come il padre del figliol prodigo, abbracciare il nostro prossimo e pensare solo a come accoglierlo da quel momento in poi;  altri hanno avuto la gioia di ascoltare Francesco al convegno “E tu mangerai sempre alla mia mensa”, nell’aula Paolo VI del Vaticano, per il 25° del Settore per la catechesi delle persone disabili coordinato da suor Veronica Donatello. Lì Francesco ha gettato il discorso preparato in precedenza («sarebbe noioso», ha commentato) e ha risposto alle domande di alcuni disabili. Si è sentito messo in crisi da chi gli chiedeva come mai in qualche parrocchia certe persone non vengano accolte. «A quel parroco - ha risposto con determinazione - direi di chiudere del tutto la porta: o tutti o nessuno!».

 

La festa nel pomeriggio, nei giardini di Castel Sant’Angelo, ha donato ai presenti l’incontro con artisti che hanno saputo farsi piccoli tra i piccoli: dal presentatore Rudy Zerbi ad Alessandra Amoroso, Annalisa Minetti, Silvan, Nicole Orlando e Stefano Oradei, dalla ballerina Simona Atzori alla Banda dell’Arma dei Carabinieri. Tra loro anche la Chicco’s Band, nata nella Comunità dell’Arca di Ciampino. Tra gli stand allestiti dalle diverse associazioni, quello di Fede e Luce e dell’Arca è apparso particolarmente gioioso: lì si è giocato, si sono ammirati alcuni video, si sono acquistati libri e oggetti creati dai ragazzi. E soprattutto si sono vissuti incontri fecondi di nuovi cammini.

Per la messa di domenica, Fede e Luce ha ricevuto un dono grande: sei ragazzi hanno partecipato come ministranti (chierichetti) portando i ceri alla consacrazione, altri (appartenenti a Kimata e con la regia di Alessandra Ruggieri) hanno messo in scena per la prima volta sul sagrato di piazza S. Pietro una drammatizzazione mimata del testo del Vangelo, altri hanno preso parte alla celebrazione sul sagrato come i rappresentanti del movimento a livello italiano e internazionale. C’erano père Isaac Martinez, assistente spirituale internazionale; Ghislain du Chenè, coordinatore internazionale; Lucia Casella, vice coordinatore internazionale; il presidente di Fede e Luce onlus Paolo Tantaro; Pietro Vetro, coordinatore di Kimata; Angela Grassi, coordinatrice di Un fiume di pace.  Ma soprattutto, per Mari e Vulcani, Giampiero, Antonino e Antonella, tre fratelli di Salemi, tutti con disabilità intellettiva. Francesco ha abbracciato ciascuno. Ha accolto il dono di una piccola lanterna (il nostro motto è “meglio accendere una luce che maledire l’oscurità) e da Antonino, che glielo ha stretto al collo, il foulard simbolo del pellegrinaggio giubilare.

 

PER APPROFONDIRE

È stato bello affidargli i nostri sogni e sentirci ascoltati con attenzione. Ci ha chiesto di andare "avanti così", di mettere in pratica "la terapia del sorriso" e gli abbiamo promesso di farlo perché, come dice lui, «la vera sfida è quella di chi ama di più». L’esperienza del Giubileo ha toccato tanti cuori. Anche quelli di coloro che seguivano da casa, attraverso la tv. E ha gettato nuovi semi. Allo Spirito e al nostro impegno farli crescere.

Scopri il numero che racconta gli eventi del Giubileo 2016.

 

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