La notizia della morte di papa Francesco ha sorpreso tutti, perché eravamo informati del suo stato di salute, ma dopo il suo saluto e la sua benedizione il giorno di Pasqua, speravamo tutti che si sarebbe ripreso. Tuttavia, il Padre lo ha richiamato a Sé, perché il suo servizio apostolico era terminato, aveva compiuto la missione che il Signore gli aveva affidato.
Per noi, a Fede e Luce, e per molti altri, è stato un dono prezioso. Ci siamo sentiti ancora più vicini a lui quando, in occasione del nostro giubileo nel 2021, ci aveva ricevuto in udienza privata e ci aveva incoraggiato a continuare ad annunciare «il Vangelo della piccolezza».
Del suo insegnamento e soprattutto della sua testimonianza, conservo in particolare tre parole: la prima è «misericordia». Papa Francesco non ha mai smesso di ripetere che Dio è misericordia, che il suo amore accoglie tutti e non esclude nessuno. All’inizio di quest’anno del Giubileo della speranza, aveva ancora ripetuto: «Dio perdona sempre, Dio perdona tutto». Ci ha spesso ricordato che la Chiesa non è un posto di dogana, ma un «ospedale da campo» per curare le ferite di tutti.
La seconda parola è «tenerezza». Papa Francesco ci ha ricordato più volte che Gesù incontrava le persone con amore e tenerezza e che anche noi, nella Chiesa e nelle nostre comunità, non dobbiamo avere paura di amare così, manifestando l’amore di Gesù. Anche nell’aiutare una persona bisognosa, ci ha ricordato quanto sia importante guardarla negli occhi e stringerle la mano, in un vero incontro personale.
La terza parola è «i poveri». Questa parola comprende i prigionieri, i migranti, gli ultimi e gli emarginati, le persone fragili e quelle che sono emarginate dalla nostra società. Ricordiamo la scelta di papa Francesco di compiere il suo primo viaggio apostolico a Lampedusa, l’isola dei migranti, di celebrare la lavanda dei piedi il Giovedì Santo nella prigione di Rebibbia, la sua attenzione verso i più poveri e i più esclusi.
Caro Papa Francesco, alla fine dei suoi numerosi incontri con i pellegrini, Lei ripeteva sempre: «Non dimenticate di pregare per me!» In questi ultimi giorni, abbiamo anche vissuto il Giubileo a Roma con alcune delle nostre comunità di Fede e Luce e abbiamo pregato per Lei. Siamo ormai certi che, dal cielo, pregherà per tutti noi, affinché il cammino della Chiesa universale possa proseguire seguendo la traccia luminosa che ci ha lasciato.
Don Marco Bove
Cappellano internazionale
Foto Vincent Boo – 22 maggio 2022



