Comunicato stampa: Fede e Luce celebra 50 anni di storia

“GRANDI COSE HA FATTO PER NOI”: Il pellegrinaggio al Santuario di Pompei dal 18 al 21 settembre 2025 con ospiti Suor Veronica Donatello, don Andrea Cavallini e l’attore Giovanni Scifoni

da | 13 Ott, 2025 | Comunicato stampa

COMUNICATO STAMPA

“FEDE E LUCE” CELEBRA 50 ANNI DI STORIA IN ITALIA:

“GRANDI COSE HA FATTO PER NOI”

Pellegrinaggio al Santuario di Pompei dal 18 al 21 settembre 2025
Ospiti Suor Veronica Donatello, don Andrea Cavallini
e l’attore Giovanni Scifoni

Le 49 comunità di Fede e Luce sparse in tutta Italia, da Aosta a Palermo, hanno celebrato dal 18 al 21 settembre 2025 il loro Giubileo vivendo un pellegrinaggio al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei: mezzo secolo di storia, iniziata con il pellegrinaggio a Roma del 1975. 

Le comunità hanno l’obiettivo di creare legami di amicizia e di condividere un cammino spirituale con persone con disabilità intellettiva, i loro genitori, fratelli e sorelle. E’, dunque, una storia fatta di nomi e di volti, fatta di sguardi e di cuori capaci di lasciarsi trasformare. Di fragilità che si accolgono reciprocamente. Una storia “santa” che appartiene a ogni persona con disabilità, ogni genitore, fratello o sorella, ogni amico, ogni assistente spirituale che l’ha scritta e continua a scriverla oggi. Una storia nata tanti anni fa dall’ascolto del Magnificat, un canto che è stato filo conduttore delle quattro giornate di pellegrinaggio e che Fede e Luce desidera “risuoni ancora a lungo, perché grandi cose ha fatto il Signore per noi”

Tra gli ospiti, suor Veronica Donatello,  responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Conferenza episcopale italiana, che così si è rivolta ai 520 partecipanti al pellegrinaggio nazionale di Fede e Luce a Pompei: “Solo il 25 per cento delle famiglie di persone con disabilità ha degli amici. Voi siete campioni di amicizia. Dovete far vedere a tutti il vostro carisma. Per voi le persone con disabilità non sono da assistere, ma persone con cui vivere un cammino di fede. Voi avete questo dono: provocare le comunità cristiane, le parrocchie, le diocesi. Siate un campanello che annuncia: “Non possiamo escludere qualcuno dalla mensa del Signore, impariamo a diventare comunità!”.  Invitate tutti alla tavola della vita. Uscite dai vostri contesti, non abbiate paura: c’è un popolo di persone fragili e di caregiver che attende. La vostra identità è chiara, avete alle spalle 50 anni di vita meravigliosa. Siate lievito che si mescola alla farina nuova, abbiate coraggio, siate pane spezzato in un tempo in cui domina la logica all you can eat”.

A livello internazionale il cammino di “Foi et Lumière” è iniziato con un pellegrinaggio nel 1971 a Lourdes: dopo i rifiuti subiti da una famiglia francese, venne organizzato un grande evento, cui parteciparono 12mila persone provenienti da diversi Paesi. Poco dopo Mariangela Mazzarotto e il marito Paolo Bertolini, genitori di Maria Francesca, detta Chicca, una bambina con gravi disabilità, favorirono con altri pionieri la nascita del movimento anche nel nostro Paese, a partire da Roma. 

L’avvio italiano si ricorda nell’ambito di un altro pellegrinaggio, per il Giubileo 1975, durante il quale papa Paolo VI, di fronte a tantissime persone con disabilità entusiaste di avere raggiunto la basilica di San Pietro, profondamente commosso gettò i fogli del suo discorso e parlò a braccio ai partecipanti: “Non ho altro da dire a ciascuno di voi, se non che Dio ti ama così come sei!”.

Nella scia di quella esperienza le prime comunità sono nate a Roma e poi piccoli gruppi sono sorti al Nord, al Centro e al Sud, per crescere a poco a poco. A Pompei erano presenti anche persone provenienti da Albania, Cipro, Grecia, Croazia e Slovenia, insieme con il coordinatore internazionale, lo spagnolo Raul Izquierdo Garcia. Erano presenti delegazioni delle comunità italiane dell’Arca: Il Chicco di Ciampino e L’Arcobaleno di Quarto Inferiore (Bologna).

Il vescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, in visita il 18 settembre, ha rivolto un augurio speciale: “Questo vostro incontro non poteva che svolgersi a Pompei, perché qui siamo nella casa della Madre e perché Pompei si mantiene sulle colonne della fede e della carità, nell’accoglienza delle fragilità”.   

Nelle quattro giornate, drammatizzazioni del Vangelo, testimonianze e momenti di festa sono stati ispirati dal testo del Magnificat e dall’episodio evangelico della visita di Maria a Santa Elisabetta. E’ stato presentato un video storico (nato da un’idea di Angela Grassi, vicecoordinatrice internazionale, e realizzato grazie a Matteo Cinti ed Emanuele Bertolini della Segreteria nazionale) che riassume le fasi vissute in questi cinquant’anni: i primi passi in Italia dopo Lourdes 1971; il cammino unitario nazionale; le tre province in cui dal 2009 è organizzato il territorio italiano (Un fiume di pace, Kimata, Mari e vulcani) e il lavoro dell’Associazione nazionale, oggi APS, che collabora costantemente con il servizio nazionale della CEI. 

Tra gli ospiti, don Andrea Cavallini (docente alla Facoltà di Filosofia all’Università Gregoriana e assistente ecclesiastico del Centro oratori romani) e l’attore e drammaturgo Giovanni Scifoni (tra i protagonisti della fiction “Doc – nelle tue mani”, autore e interprete di “Fra’ – la superstar del Medioevo”, dedicato a San Francesco in occasione degli 800 anni dalla sua nascita, e dal 2024 a teatro nei panni di don Silvestro in “Aggiungi un posto a tavola”). Insieme hanno riletto il Magnificat chiedendosi con quale musica possa risuonare oggi: “Non è solo il canto di Maria, è il nostro canto – ha detto don Cavallini – Dio agisce nella nostra vita e abbiamo diverse occasioni in cui cantare il nostro Magnificat”. 

Giovanni Scifoni ha raccontato la sua esperienza di fratello di Gabriele e si è chiesto come crescere “in una società in cui vai bene solo se non sbagli, se sei perfetto”. Così ha raccontato: “Quando Fede e Luce è nata 50 anni fa, le famiglie avevano vergogna di mostrare i loro figli con disabilità. Oggi non è più così. I miei genitori non si vergognavano, ma non hanno dato un nome alla disabilità di Gabriele, semplicemente dicevano di stare più attenti con lui. Lui era quello che si metteva nei guai, io non capivo perché. Mia sorella ha preso in mano la situazione e scoperto che aveva diverse sindromi. Questa è stata una liberazione. Dare un nome a quanto accadeva mi ha dato serenità. Ma mi chiedo: chi è che non è disabile? O tutti o nessuno. Ogni bambino, ogni persona che ti è vicino ti incasina la vita. E’ bello farsi scomodare dagli altri e sapere che stiamo scomodando altri. Chi non vuole essere disturbato è un freezer, non sta vivendo”.  

 “Sono state giornate di festa e di celebrazione, nel nostro stile: gioioso e carico di entusiasmo – dichiara a nome degli organizzatori il presidente di Fede e Luce APS, Pietro Vetro“Grandi cose ha fatto il Signore per noi”, dice la Vergine alla cugina Elisabetta. “Grandi cose ha fatto per noi” abbiamo ripetuto a nostra volta, per esprimere il nostro grazie per tutto quello che ci è stato donato in questi 50 anni: la gioia di ogni incontro, i passi condivisi, feste, pizzate, campi estivi”.

La messa conclusiva, la mattina del 21 settembre, è stata celebrata dal vescovo di Sorrento – Castellammare di Stabia monsignor Francesco Alfano. Nell’omelia di padre Benoît Malvaux, assistente ecclesiastico nazionale di Fede e Luce, la sintesi di quanto emerso nelle quattro giornate: “Il Magnificat è stato il filo conduttore, ci ricorda l’importanza dei più piccoli davanti agli occhi di Dio. Noi siamo piccoli quando diventiamo fragili per età, quando perdiamo forza e salute. Quando ci sentiamo isolati. Quando siamo impotenti davanti all’odio e al male. Quando abbiamo paura per il futuro del nostro figlio con disabilità. Maria ci accompagna nell’avere fiducia in Dio, che ci ha sostenuto in tante difficoltà, e negli amici. Tanti genitori si sono sentiti scelti da Dio quando è nato un figlio con disabilità: anche Maria è stata scelta e guidata in una direzione che non immaginava. A lei ci affidiamo quando non sappiamo cosa sia meglio fare. Infine, il tema della gioia: le piccole gioie quotidiane, quella dello stare insieme, del ricevere forza dagli amici, del mutuo aiuto che fa sperimentare la presenza di Dio. Maria può aiutare ciascuno di noi: meditava, conservava nel suo cuore ogni istante, sicura della presenza attiva di Dio. A Lei, presenza forte e discreta nella nostra vita, affidiamo il nostro futuro”.

Un grazie particolare al Coro delle Mani Bianche della maestra Maria Teresa Visone, alle ballerine della compagnia di Demis Autellitano, a tutti coloro che in territorio campano hanno contribuito a favorire l’accoglienza dei partecipanti.

Per informazioni:

Angela Grassi 338-6057769 Coordinatrice équipe organizzativa
Pietro Vetro 335-7805161 Presidente Fede e Luce APS

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