Lettere di Pasqua 2026

Le lettere a tutte le comunità di Fede e Luce da Raul Izquierdo Garcia e da don Marco Bove

da | 3 Apr, 2026 | Lettere

Lettera di don Marco Bove

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

(Gv 20,19)

Le prime parole che il Signore risorto rivolge ai suoi, dopo la sua passione, sono un invito alla pace: Shalom! «Pace a voi!». Sono per coloro che nel momento della passione erano fuggiti, qualcuno aveva rinnegato, qualcuno aveva tradito. Ma la parola che Gesù rivolge a loro è molto di più di un semplice augurio, si tratta di un dono di pace.

La pace del Signore è un dono perché viene dalla certezza di essere amati e perdonati, accolti così come siamo, con le nostre contraddizioni e le nostre debolezze, proprio come Gesù aveva fatto con i suoi. Ma la pace del Signore è anche un compito, una scelta quotidiana e uno stile con cui dobbiamo dare corpo alle nostre relazioni, alle nostre parole, ai nostri gesti.

Queste sono anche le prime parole che papa Leone XIV ha rivolto alla folla riunita in piazza San Pietro, subito dopo la sua elezione. Sappiamo quanto il compito della pace in questo tempo sia necessario e prezioso, per disarmare le parole e abbattere i muri di odio e di violenza. Un compito urgente per tutti, in particolare per i discepoli di Gesù.

Anche noi, nelle nostre comunità Fede e Luce, sentiamo il desiderio di accogliere questo invito, per essere in questo nostro tempo, costruttori di pace, oltre le differenze e le distanze che si creano tra noi.

Rinnova in noi il dono della tua pace Signore e rendici uomini e donne di pace e di riconciliazione.

Buona Pasqua!

don Marco Bove
Assistente spirituale internazionale

Lettera di Raúl Izquierdo García

Basta seguire un poco l’attualità per rendersi conto che stiamo vivendo in questo momento numerose situazioni difficili in tutto il mondo, come le guerre e i conflitti armati. No, non possiamo dire che questo non ci tocca, perché gli uomini e le donne che muoiono o rimangono mutilati in queste circostanze fanno parte dell’umanità alla quale apparteniamo e che Dio ha immaginato un giorno a sua immagine e somiglianza.

Proprio in questi giorni in cui noi cristiani siamo chiamati a vivere e a celebrare la Passione e la Risurrezione di Gesù, ma in realtà, se ci facciamo attenzione, questa Passione e questa Risurrezione avvengono ogni giorno in tanti fratelli e sorelle inchiodati dai chiodi dell’intolleranza a causa della loro religione o delle loro idee, o trafitti dalla lancia dell’indifferenza, dell’abuso o di qualsiasi forma di violenza. E ancora una volta, Gesù muore crocifisso.

Nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 25, si legge: «Quello che fate a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo fate a me.» Per questo sappiamo che privare un essere umano delle condizioni minime di dignità per vivere significa farlo a Gesù stesso.

Davanti a Gesù sulla croce, restiamo in silenzio e siamo sconvolti dalla visione di un uomo ingiustamente condannato a morte, percosso, «come un agnello condotto al macello», calpestato e deriso. Di fronte a questa immagine non riusciamo a fare a meno di distogliere lo sguardo, tanto la visione è terribile. Il sangue che sgorga dalle ferite causate dalla corona di spine e dai colpi ricevuti, la posizione contorta sulla croce, quasi senza vita, di un uomo che fatica a respirare ed è sul punto di morire. Contempliamo ancora questa immagine. Per noi cristiani, è contemplare Dio stesso. Dio stesso, che per Amore si lascia inchiodare su una croce. Un amore inesauribile, totale, infinito, universale.

«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.»

Possiamo allora fuggire come hanno fatto i suoi apostoli, oppure restare lì, nel silenzio, presenti ai piedi della croce, con le braccia aperte, sapendoci perdonati.

Allora, una domanda sorge nel profondo del nostro essere: Signore, cosa aspetti da me? Cosa posso fare per te?

E poi, l’attesa. Momenti di dubbio, di paura, di incertezza. La fede vacilla e la crisi sopraggiunge. Ma al mattino di quel terzo giorno, Maria Maddalena, «l’apostola degli apostoli», è testimone della risurrezione di Gesù. Traboccante di emozione e di una gioia contagiosa, corre ad annunciarla agli altri discepoli. È risorto! Gesù è vivo!

Allora, apriamo di nuovo le mani e scopriamo che lì si trova la pietra angolare della nostra fede. La Risurrezione di Gesù, e la nostra con la sua. Dio ha vinto il peccato, la morte e la croce. Il dolore non avrà mai più l’ultima parola. Allora, guardiamo il mondo e scopriamo che Gesù risorge ogni giorno in tanti gesti e azioni di dono di sé, di servizio e di amore.

All’interno delle nostre comunità Fede e Luce, siamo chiamati a vivere, attraverso ogni evento, ogni incontro e ogni giorno, la Croce e la Risurrezione. Il dolore e la vita, che sembrano non poter esistere l’uno senza l’altra. In Fede e Luce siamo consapevoli della sofferenza, ma sappiamo anche che la festa è l’espressione della gioia di essere stati chiamati insieme come una famiglia.

Non dimentichiamo tutti coloro che sono crocifissi oggi in tanti modi, né tutte queste risurrezioni, e in esse Gesù Cristo che continua a morire e a risorgere. Celebriamolo in questo tempo pasquale e in ogni giorno della nostra esistenza.

Buona Pasqua!
Uniti in Gesù.

Raúl Izquierdo García
Coordinatore internazionale di Fede e Luce

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