Carissima comunità I Piccoli di Gesù,
Spesso, nei nostri incontri di Fede e Luce, ci soffermiamo sul mistero racchiuso nelle persone più fragili: «Cosa penserà? Cosa vorrebbe dirmi mentre non riesce a farlo? Quanta bellezza è racchiusa nel suo cuore? Come vorrei poter farla emergere pienamente… ».
La vicenda di Lucia e Giuseppina ci interroga sul mistero del dolore dei genitori. Abbiamo passato ore, giornate, vacanze intere ad ascoltare, a cercare di capire, a condividere. Eppure non è così semplice essere vero balsamo per le ferite altrui. Non sempre quel balsamo può bastare.
Lucia e Giusy ci invitano a continuare a interrogarci sul mistero del cuore di ciascuno, amici compresi.
Non siamo chiamati a capire, siamo chiamati ad accogliere il dolore e ad affidarlo a Maria e a suo figlio Gesù.
Da tutto il mondo stanno arrivando preghiere per Lucia e Giusy e soprattutto per voi, che siete loro famiglia, loro comunità. Sapere che Lucia abbia inviato tra gli ultimi messaggi la sua “buonanotte” all’intera comunità vi doni sollievo: era il suo saluto, il suo modo di dire “con voi sono in pace”. E, di sicuro, dietro quel saluto c’era anche un “grazie amici miei” per esserci stati sempre.
Affidiamo alla Madonna di Pompei, che Lucia e Giusy avevano pregato con voi pochi mesi fa, il cammino che abbiamo davanti. Dio Padre abbracci forte le nostre due sorelle, faccia sentire loro tutto il suo amore.
Un pensiero particolare va a Lucia Salemi, coordinatrice dei Piccoli di Gesù: sappiamo che sei la prima a ripeterti “potevo fare di più”, ma non è così. Ci sono misteri insondabili e noi non abbiamo superpoteri. Hai fatto tutto quello che potevi. Le preghiere di tutte le comunità possano dare conforto a te, Lucia, e a tutta la comunità.
Ci ripetiamo sempre che siamo una grande famiglia: in questa attesa del Natale la nostra grande famiglia di Fede e Luce nel mondo si fa vicina a voi con tutto il suo affetto.
Uniti in un Dio che, fattosi piccolo nella grotta di Betlemme, ci guarda e ci consola da una croce
Raul Izquierdo Garcia, Angela Grassi e tutto il Consiglio internazionale
Carissimi,
tutti noi siamo stati raggiunti dalla notizia della tragedia che ha così profondamente toccato i nostri fratelli della comunità I Piccoli di Gesù di Corleone: la morte di Lucia e Giuseppina, nata da ferite che non hanno trovato sollievo, nonostante l’amore, la vicinanza, la cura della famiglia e della comunità.
Di fronte a un avvenimento così terribile, la prima cosa su cui ci interroghiamo come Fede e Luce è: «Facciamo abbastanza per le nostre famiglie con persone fragili? Come possiamo intercettare quanto rimane celato da silenzio e riservatezza? Qual è il nostro ruolo di fronte alla disperazione dei genitori? Cosa possiamo e dobbiamo fare per il futuro delle persone che tanto ci stanno a cuore?». E ancora: «Ha senso impiegare tanto tempo ed energie per incontri, pellegrinaggi, o anche per correre dietro alle pastoie della burocrazia che l’essere Associazione oggi comporta?».
Associazioni che si occupano di autismo hanno dichiarato che “il dolore che attraversa l’anima di un genitore che vive sulla pelle la dimensione di un figlio con disabilità non può essere compreso da nessuno”. È il dolore di Giobbe, che esclama: «Perché non sono morto fin dal seno di mia madre?» (Giobbe 3:11), non riuscendo a dare un senso alla sua sofferenza. È il grido del Giusto, presente nel Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Questo dolore per noi Cristiani, per noi tutti membri di Fede e Luce, anche per coloro che non hanno fede, resta un mistero. Un mistero che non comprendiamo appieno, ma che siamo tenuti a rispettare. Pensare che “fare di più” potrebbe contribuire a “risolvere” un dolore simile non è nulla di più che un atto di presunzione.
Il Santo Giovanni Paolo II, quando parlava di sé stesso, si definiva sempre un servo inutile. Lo diceva in continuazione. Se lo era lui, figuriamoci noi.
Non possiamo guarire i mali del mondo, né possiamo risolvere tutti i problemi che l’avere una persona fragile in famiglia comporta, ma non dobbiamo nemmeno farci sopraffare dal dolore di chi ci è tanto caro. Ricordiamo un video molto tenero della nostra fondatrice italiana, Mariangela, che raccontava che Fede e Luce non li aveva più fatti sentire soli. Uno dei suoi figli, prima che Fede e Luce entrasse nella vita della loro famiglia, chiese al padre: «Perché mamma non sorride mai?». Fede e Luce ha contribuito a riportare il sorriso in Mariangela.
Siamo certi che ognuno di noi ha storie simili da raccontare, da ricordare, su cui meditare. Non lasciamo quindi che la tristezza e lo sconforto abbiano la meglio. La risposta alla domanda «Ha senso continuare?» non può che essere «sì, certo, sempre di più, per tutte quelle persone cui abbiamo restituito il sorriso, per quelle che hanno ceduto alla disperazione, per quelle che ancora possiamo raggiungere». Quel che facciamo, ogni cosa, nasce dal desiderio di proseguire un cammino insieme fatto di piccoli gesti e di amicizia. Resta una goccia nel mare, è vero, ma, senza di noi, nel mare ci sarebbe una goccia in meno.
Vi invitiamo a dedicare nei prossimi incontri di comunità (Casette o Feste) un momento di preghiera per Lucia e Giuseppina, perché le raggiunga un nostro tenero bacio, e per i loro familiari e la loro comunità, perché sentano da tutta Italia il calore del nostro abbraccio.
Un saluto a tutti
Vito, Fabio, Liliana, Pietro




