Nel 1225, divenuto cieco, preoccupato per le liti fra i frati, esiliato volontariamente alla Verna, Francesco scriveva il più bell’inno alla vita che conosciamo. Non alla gioia, ma alla vita: con il suo carico di dolori e di entusiasmo che tutti noi sperimentiamo. Ottocento anni dopo, nell’umiltà di Francesco, vi auguriamo di vivere un Natale da creature del Signore, legate a Gesù “come i tralci alla vite”. La semplicità, la bontà e la premura del santo di Assisi accompagnino i passi delle nostre comunità e illuminino queste feste.
Auguri a tutti voi!
I tre coordinatori provinciali
Liliana Ghiringhelli
Fabio Bronzini
Vito Giannulo




