La lettera di Marie-Hélène. Capaci di Dio?

Per contemplare le meraviglie di Dio nel cuore dei nostri fratelli e sorelle con disabilità, ecco la mia esperienza molto semplice, accanto a persone con disabilità intellettiva. Ma vorrei prima ev...

Per contemplare le meraviglie di Dio nel cuore dei nostri fratelli e sorelle con disabilità, ecco la mia esperienza molto semplice, accanto a persone con disabilità intellettiva. Ma vorrei prima evocare Colui che è al cuore di questo dialogo: Dio stesso. San Giovanni, istruito direttamente da Gesù, ci ha rivelato la sua identità: Dio è amore.

Dio ci ha creati, ciascuno, a sua immagine, per essere una persona capace, in Lui, di relazioni d’amore, di comunione.

Non ci ha creati innanzitutto o soltanto per acquisire sempre più conoscenze, scienze, efficacia, ma prima di tutto per essere in relazione d’amore con Lui, in una comunione sempre più profonda e intima. È la nostra vocazione. È attraverso il cuore, il centro della nostra persona, che possiamo entrare in questa comunione; questo cuore che ci permette di essere in comunione con gli altri, al di fuori di ogni sapere e persino di ogni parola.

Crediamo che la persona con disabilità intellettiva, per quanto limitata sia nella sua intelligenza, nella sua autonomia, nelle sue capacità di ragionamento e di astrazione, non sia limitata nel suo cuore.

La piccola Bernadette di Lourdes ha affermato: «I poveri, i piccoli, ecco ciò che Dio ha scelto». Dicendo questo, riprende la Bibbia. Dio resiste agli orgogliosi. Dio si dona agli umili, ai piccoli. Certo, non c’è un legame necessario tra il fatto di avere una disabilità e l’umiltà. Non neghiamo che possano esserci persone con disabilità piene di sé, gelose, con le loro tenebre e il loro orgoglio. Ma ne conosco tante altre in cui la disabilità ispira la piccolezza, l’umiltà, il riconoscimento della propria impotenza. Ora, sappiamo bene che ciò che blocca le nostre relazioni con Dio è la nostra autosufficienza e il nostro orgoglio.

Quando la sua debolezza è circondata dalla delicatezza, dalla tenerezza di una famiglia, dall’amore e dalla competenza degli educatori, la persona con disabilità è portata a fidarsi degli altri. Quando questa fiducia a cui aspira non viene tradita, la predispone alla fiducia in Dio. Una fede più vera, diretta, viva, profonda, può allora svilupparsi.

Dio mi ama come sono
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