Un bel regalo?

Conservo da molto tempo il ricordo di un libro per bambini in cui il protagonista, un orsetto che si chiama Michka, era stato ingaggiato da Babbo Natale per aiutarlo nella distribuzione dei regali....

Conservo da molto tempo il ricordo di un libro per bambini in cui il protagonista, un orsetto che si chiama Michka, era stato ingaggiato da Babbo Natale per aiutarlo nella distribuzione dei regali. Ma, arrivato davanti all’ultima casa, si accorge che il suo sacco è vuoto. Dopo una breve riflessione, non esita un secondo. Il regalo sarà lui e si sistema nella scarpa ben posizionata davanti all’albero di Natale; poi aspetta di vedere la sorpresa di quel bambino a cui questo bel regalo è destinato.

Siamo consapevoli di poter essere noi stessi dei regali per gli altri? Quando ci diamo da fare perché il nostro incontro di comunità sia bello e riuscito, perché un pellegrinaggio, una formazione siano dei bei momenti, perché la nostra testimonianza sul valore dei nostri amici o figli con disabilità nella nostra parrocchia sia ascoltata, forse ci diciamo: Siamo dei semplici servitori: non abbiamo fatto che il nostro dovere (Lc 17,10)? Certo, ma anche se lo facciamo per dovere, dobbiamo renderci conto che riceviamo ben più di quanto diamo, anche se come dice San Paolo, “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Perché alla fine, riceviamo ben più di quanto diamo: trenta, sessanta, cento, per uno (cf. Mc 4,20). Per fare un passo in più, potremmo dire che tutti coloro presso i quali ci siamo impegnati come amici nella nostra comunità sono dei regali per noi? Sì, se pensiamo davvero a ciò che diciamo recitando la preghiera di Fede e Luce: “Insegnaci a scoprire il tuo volto e la tua presenza in tutti i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più deboli”.

Questo è senza dubbio molto più difficile da dire per dei genitori e soprattutto per dei genitori giovani. Ho il ricordo di essere passato per tutte le tappe che vanno dallo smarrimento all’accettazione, e fu un percorso altrettanto lungo perché arrivassi a considerare mia figlia Julie come un regalo e scoprissi che il suo cuore è pronto a dare talmente tanto amore. Anche se l’involucro può sembrare un po’ sgualcito, il cuore di questo regalo resta intatto e pronto a dare molto più amore di quanto possiamo dare da soli. L’essenziale è restare vicini a loro, non cercare di evitarli, non voler cambiare marciapiede quando li incontriamo. E allora, a poco a poco, scoprendoci reciprocamente, i nostri incontri ne saranno illuminati.

Allora, il miglior regalo che possiamo ricevere con tanta gioia quanta quella del bambino che ha scoperto l’orsetto nella sua scarpa, è rendere grazie a Dio per il dono che ci ha fatto dandoci suo Figlio Gesù Cristo, colui che ci ha dato i nostri figli come modelli:

Ma colui che si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei Cieli (Mt 18,4).

Buon Natale a tutti!

Ghislain du Chéné

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