Care comunità, cari amici della grande famiglia di Fede e Luce.
Il 28 e 29 aprile prossimi, il Giubileo delle persone con disabilità si terrà a Roma, e Fede e Luce sarà presente con una delegazione di oltre 300 pellegrini provenienti da diversi paesi. Ho la fortuna di potervi partecipare anch’io, e quelli di noi che saranno là porteranno nel cuore tutta la famiglia di Fede e Luce del mondo intero.
Sebbene sia un anno santo, quello della Speranza, convocato dalla Chiesa cattolica, in particolare da papa Francesco, che ha solennemente inaugurato questo evento il 29 dicembre scorso, vorrei approfondire un po’ l’idea di base e che questo sostenga tutte le tradizioni cristiane che formano Fede e Luce.
Raúl Izquierdo Garcia
Coordinatore internazionale
Innanzitutto, l’invito a vivere un anno centrato sulla Speranza si rivolge a tutti. È una festa aperta a tutti i cristiani per rinnovare questa Speranza a partire dalla radice stessa della sua essenza: la nostra fede in Gesù Cristo.
Non c’è speranza più grande che sapere di essere amati e cari a Dio Padre, salvati dal suo Figlio Gesù, e animati e sostenuti dallo Spirito Santo.
Vogliamo ancorare la nostra speranza nella fede e non nelle nostre capacità, nei nostri meriti o nei nostri mezzi umani e materiali, che sono peraltro scarsi e fragili, come noi stessi.
In secondo luogo, a Fede e Luce siamo chiamati a vivere una gioia, quasi costante, in ciascuno dei nostri incontri nelle piccole comunità e ogni volta che facciamo qualcosa insieme.
Ed è così, perché i nostri amici e amiche con disabilità mentale vivono la gioia del Vangelo in modo molto autentico, al punto che sono spesso i mediatori di Gesù e, come Giovanni Battista, ci indicano con il loro sorriso il cammino del Vangelo dicendo: «Questi è il Cristo» (Gv 1, 35).
O ancora come Maria, la madre di Gesù, alle nozze di Cana, dicendo ai servitori: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2, 5).
In ogni caso, una delle dimensioni della nostra vocazione, in quanto comunità di Fede e Luce, è vivere la gioia di sapere che siamo amati e chiamati da Dio, anche con i nostri handicap o proprio a causa di essi.
Vi incoraggio ad essere attenti alle persone che compongono le vostre comunità. Qual è quella che sta attraversando un momento difficile e ha bisogno di attingere a questa gioia? Avvicinatevi a lei, in tutti i modi possibili.
Celebrare la gioia nelle nostre comunità è qualcosa di importante. Restiamo in ascolto di coloro che non possono accoglierla perché qualcosa è bloccato nel loro cuore.
Come viviamo la gioia di seguire Gesù? Quali ostacoli ci chiudono alla grazia dello Spirito Santo? Forse abbiamo bisogno di vivere il sacramento della riconciliazione o qualunque altra pratica delle nostre tradizioni cristiane, per riconnettere la nostra vita alla gioia del perdono ricevuto.
Infine, numerosi eventi sono organizzati nelle diocesi nel corso di quest’anno giubilare. È prezioso che Fede e Luce sia visibile in alcuni di essi affinché siamo ascoltati, percepiti…
Possiamo persino organizzare qualcosa di nostro, come sappiamo fare, in modo semplice ma profondo. Possiamo invitare altre persone a un momento di preghiera, di incontro o altro, perché il tesoro di Fede e Luce è un dono che non abbiamo ricevuto solo per noi, ma perché sia luce in mezzo al mondo.
Vi abbraccio tutti,
Uniti in Gesù.
Raúl Izquierdo García



