Come dire la fecondità di persone che, agli occhi del mondo, appaiono molto spesso inutili e costose?
Le persone con disabilità mentale sono tuttavia capaci di una vera fecondità su un altro piano, quello del cuore, della relazione con gli altri e con Dio. Molto spesso, ne sono stata testimone stupita e meravigliata.
Anne-France, 15 anni, ha 4 fratelli e sorelle. Ha la trisomia e frequenta un istituto medico-educativo. Mentre ero invitata a cena nella sua famiglia nel periodo di Natale, mi disse con una giubilazione pura da ogni vanità: «Sapete, è grazie a me che voi siete qui stasera, perché senza di me non ci conoscereste, ed è anche grazie a me che c’è la comunità Fede e Luce». Ha trascinato la sua famiglia là dove la sofferenza della prova si trasforma poco a poco attraverso l’amicizia e l’amore.
Sono colpita dal numero di familiari di una persona con disabilità che si orientano verso una professione medica, sociale, psicologica, pedagogica… o si mettono al servizio di persone in difficoltà. È molto significativo anche per quanto riguarda il sacerdozio o la vita religiosa. Louis, seminarista, afferma: «Julien, il mio fratellino profondamente disabile, ha aperto e trasformato il mio cuore. Mi ha fatto scoprire che l’unica risposta alla sofferenza è l’amore. Mi ha condotto a Gesù.»
Per la loro debolezza e la loro sete di unità, le nostre sorelle e i nostri fratelli con disabilità sono chiamati a far cadere molte barriere che ci separano: quelle delle etnie, delle lingue, degli ambienti sociali… Scopriamo la potenza misteriosa del loro cuore quando, membri di diverse confessioni cristiane, ci ritroviamo con loro. Non possono comprendere le nostre divisioni e ne soffrono profondamente.
Quando sono là, con un nuovo fervore, supplichiamo insieme: «Padre, uniscici tutti affinché il mondo creda nel tuo amore.»
Così, sul piano spirituale, le persone con disabilità non sono svantaggiate, ci precedono, sono i nostri maestri. Perché Dio è amore, e questo è l’essenziale per loro: sapere di essere amate e di poter amare.
Senza dubbio la persona con disabilità, nella sua indigenza, è predisposta alla povertà di cuore, al distacco e alla comunione. Ma il seme, per germogliare, deve cadere in una buona terra. La persona con disabilità, per portare tutti i suoi frutti, ha bisogno di una famiglia, di una comunità. Suscitare intorno a loro relazioni di fiducia e di comunione, è a questo frutto che il Signore chiama le persone con disabilità, e noi alla loro sequela.
La lumière d’une rencontre, pagina 73



