È con le parole di papa Francesco — oggi scomparso — «La speranza non delude mai» che desidero iniziare questa breve riflessione per la nostra rivista Hisse et Ho, in un tempo in cui le acque del mondo sono agitate e incerte. Viviamo un’epoca instabile, dove spesso mancano i ponti per passare da una riva all’altra, e rischiamo di restare prigionieri del bianco o del nero, senza sfumature.
I conflitti armati e le tensioni sociali riflettono le nostre stesse divisioni interiori e una visione dell’avvenire povera di fiducia. E, come sempre, a pagare il prezzo più alto sono coloro che partono svantaggiati nella corsa della vita, quelli che restano ai margini, quelli da cui distogliamo lo sguardo. Ma che relazione ha tutto questo con noi, comunità di Fede e Luce?
Fede e Luce non è chiamata a fornire soluzioni, ma a essere un segno: un segno di comunione, di gioia e di speranza, anche nel mezzo delle tempeste. Noi lo sappiamo bene: la nostra barca, con i suoi dodici personaggi, naviga spesso in un mare in burrasca. Ma da quell’esperienza di dolore nasce una luce nuova, la scoperta della festa e della fraternità anche nella prova. Non amiamo la sofferenza, ma sappiamo in chi abbiamo posto la nostra fiducia: la croce e la morte non hanno l’ultima parola.
Lo Spirito Santo ha soffiato in un momento preciso della storia perché nascesse questa grande famiglia internazionale di comunità. Perché proprio allora? Solo Dio lo sa. Ma a noi spetta discernere e rinnovare ogni giorno la nostra vocazione.
Cosa si aspetta oggi il Signore da Fede e Luce? Come possiamo essere un segno credibile, profetico, in mezzo alle tensioni del nostro tempo?
Anzitutto, non nascondendoci. Anche se la comodità può offrire calore e protezione, siamo chiamati a uscire allo scoperto, a mostrare chi siamo, con semplicità e coraggio. E oltre ad amarci molto tra di noi — che già sarebbe tanto — dobbiamo aprire le nostre comunità agli altri, anche a chi può scombinare i nostri equilibri. Molti non conoscono ancora Fede e Luce, e forse ne hanno bisogno senza saperlo.
Affermare che la speranza non delude significa collocarsi in una prospettiva entusiasmante, piena di fiducia. Non la nostra piccola speranza calcolata, ma quella che viene da Dio. E se ci smarriamo, possiamo contare sui nostri amici con disabilità per ritrovare la strada.
Il mondo oggi ha un bisogno immenso di speranza. Anche gli intellettuali, a volte senza rendersene conto, ci ricordano l’essenziale: non vivere di ideologie o di mode passeggere, ma cercare le sorgenti eterne della speranza — quella che non delude mai.
Con amicizia,
Raúl Izquierdo García
Coordinatore internazionale di Fede e Luce
Fonte: Traduzione italiana da Hisse et Ho, n.66 (settembre 2025)



