Il 7 settembre, papa Leone XIV ha canonizzato due giovani, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati,
presentandoli come modelli per i giovani di oggi.
Concludendo la sua omelia, ha detto:
«Carissimi amici, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito a tutti noi,
soprattutto ai giovani, a non sprecare la vita ma ad orientarla verso l’alto
e farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole:
“Non io, ma Dio”, diceva Carlo.
E Pier Giorgio: “Se poni Dio al centro di ogni tua azione, arriverai fino in fondo”.
Ecco la formula semplice, ma vincente, della loro santità».
È curioso pensare che Pier Giorgio Frassati ci abbia accompagnato già nel febbraio 2015,
quando nel nostro carnet de route era proposto come esempio di vita cristiana.
Allora scrissi queste righe, senza immaginare che un giorno sarebbe stato proclamato santo.
Pier Giorgio nacque a Torino nel 1901, in una famiglia agiata:
il padre era il fondatore del quotidiano La Stampa,
e la madre era pittrice.
Più portato alla fantasia che allo studio, ebbe difficoltà scolastiche,
e il padre, deluso, lo mandò a dodici anni in una scuola privata dei gesuiti:
una decisione felice, che segnò l’inizio di una vita spirituale intensa
e di numerose opere di carità.
Entrò nelle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli dopo la guerra,
fondò le Milizie di Maria nel 1922 e aderì al Terz’Ordine Domenicano.
Per sette anni si dedicò ai poveri con una generosità instancabile,
trasmettendo a tutti la sua gioia di vivere.
Con un gruppo di amici allegri e irrequieti fondò la “Compagnia dei tipi loschi”,
con la quale partiva spesso per escursioni in montagna:
“Verso l’alto!” era una delle sue frasi preferite.
Nel 1925, a soli 24 anni, si ammalò improvvisamente di poliomielite acuta
e morì pochi giorni dopo, dicendo: «Fate che io muoia in pace, in vostra santa compagnia».
Ai suoi funerali parteciparono migliaia di poveri che aveva aiutato,
riempiendo le strade di Torino in un omaggio che commosse l’intera città.
Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1990,
Pier Giorgio è oggi un modello per i giovani di tutto il mondo.
Fu uno dei patroni della Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008:
un messaggero della gioia, con fede solida e radicata nella preghiera,
nell’Eucaristia e nella devozione alla Vergine Maria.
La nostra Carta di Fede e Luce ricorda che le comunità sono luoghi di festa e celebrazione:
«Gli incontri sono segnati da momenti di allegria, si canta, si danza, si condivide lo stesso pasto.
A volte una giornata di festa si apre a nuovi ospiti che restano toccati
dalla capacità delle persone con disabilità intellettiva di creare un clima di gioia.
Ma non possiamo dimenticare coloro che sono ai margini della festa,
chiusi nella tristezza e nella paura: anche loro hanno posto nel cuore di Fede e Luce».
Un richiamo molto vicino allo spirito di Pier Giorgio.
Lui stesso diceva:
La tristezza deve essere bandita dai cuori animati dalla fede.
Il dolore non è tristezza: la tristezza è la peggiore delle malattie.
Finché la fede mi darà forza, sarò sempre felice.
Vorrei che i giovani delle nostre comunità non avessero paura di prendere a modello
questo missionario della gioia.
Chiamiamoli, incoraggiamoli, invitiamoli a scoprire che anche in Fede e Luce
c’è spazio per essere, come Pier Giorgio, testimoni felici del Vangelo.
– Ghislain du Chéné


