«La sera di quello stesso giorno, il primo giorno della settimana, le porte erano chiuse nella stanza dove si trovavano i discepoli, per paura dei Giudei. Gesù venne e stette in mezzo a loro. Disse loro: “Pace a voi.”»
(Giovanni 20, 19)
Il Vangelo di Giovanni descrive una scena che abbiamo sicuramente letto molte volte, e sulla quale vorrei scrivere qualche riga. Il contesto è noto: i discepoli di Gesù, uomini e donne, sono rinchiusi in una casa, sopraffatti dalla paura. Perché hanno paura? Solo pochi giorni prima, Gesù era stato catturato, sottoposto al pubblico scherno, prima in un processo condotto dalle autorità giudaiche e poi da quelle romane, senza alcuna garanzia di giustizia o difesa, poi alla derisione e umiliazione pubblica, alle percosse e agli insulti, e infine alla morte in croce, una punizione inflitta ai criminali e a coloro che mettevano in discussione l’autorità di Cesare.
In altre parole, il sogno di coloro che seguivano Gesù si era infranto. Il progetto su cui avevano basato la loro vita era crollato e il loro maestro, il loro amico, era morto in croce. Ma sembra che, nonostante le varie occasioni in cui Gesù era apparso loro dopo la risurrezione, continuino a dubitare e restino pieni di paura. Di cosa o di chi hanno paura? Di chiunque potrebbe mettere in pericolo le loro stesse vite. Potrebbe essere i Giudei o i Romani, o entrambi allo stesso tempo.
I discepoli non erano riuniti per celebrare una veglia di preghiera o un momento comunitario pieno di pace e gioia; erano piuttosto rinchiusi, nascosti. Era necessario che lo Spirito Santo si manifestasse per incendiare i loro cuori e trasformare la loro paura in coraggio. Allora escono e iniziano a testimoniare secondo il dono o carisma che lo Spirito concede a ciascuno, per il bene comune. Quella che era viltà è ora slancio missionario, desiderio di condividere ciò che hanno vissuto, gioia di parlare di Gesù.
E nelle nostre comunità?
Lo Spirito Santo è presente nelle nostre comunità, con la stessa forza di più di duemila anni fa a Gerusalemme per Pietro, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Maria Maddalena… Perché lo Spirito Santo non si è manifestato nei centri di potere e di influenza dell’epoca, né nelle scuole religiose o nei circoli teologici del tempo. Non l’ha fatto nelle guarnigioni militari, né nei luoghi pieni di saggi e studiosi. Si è rivelato nel cuore stesso della fragilità di uomini e donne che si sentivano disorientati, vulnerabili, intimiditi. Uomini e donne come noi, con i loro limiti e le loro ferite, che desiderano incontrare Dio.
In Fede e Luce, possiamo sentire la tentazione di ritirarci in noi stessi e vivere la nostra appartenenza alla comunità come un rifugio caldo e sicuro, dove tutto ciò che viviamo ruota intorno a noi. È vero che sembra più piacevole restare al caldo a casa, senza fare troppo rumore, per paura di disturbare il vicino di sopra.
Ma lo Spirito Santo è intervenuto nella nostra storia affinché non seguiamo Gesù per paura o in modo puramente privato. Siamo chiamati a lasciarci incendiare dal fuoco dello Spirito Santo e a uscire là dove altre persone hanno bisogno del calore dell’amore di Dio.
In Fede e Luce, come tanti cristiani, siamo chiamati a testimoniare ciò che facciamo e ciò che siamo, nelle strade e nelle piazze, durante gli studi o nelle nostre attività professionali, nelle nostre famiglie e in qualsiasi evento pubblico della vita quotidiana.
Per questo oso pregare che ogni comunità di Fede e Luce possa ricevere il dono della venuta dello Spirito Santo, e che possiate sentire la Sua presenza, sperimentarLo, e viverLo con una gioia immensa e contagiosa. Sono sicuro che i nostri amici con disabilità intellettiva ci aiuteranno in questo, perché hanno un radar per accogliere lo Spirito di Dio.
Allora, vieni Spirito Santo!
Uniti in Gesù.

Raúl Izquierdo García
Coordinatore internazionale


