Sto a Fede e Luce da circa cinque anni, ma questo è stato il primo campo cui ho partecipato. In passato avevo fatto, insieme alla mia famiglia, altri brevi weekend. L’esperienza è andata molto bene, il turbinio di emozioni e situazioni che accadono in un campo sono veramente travolgenti, anche se alla fine si accusa un po’ di fatica.
Nei cinque giorni che siamo stati a Tarquinia mi sembrava di avere energie da vendere. Invece, quando siamo rientrati a casa con i miei figli Maurizio e Alejandra, finita l’adrenalina mi sono letteralmente svuotato. Insieme alla stanchezza, però, mi è rapidamente cresciuta quella particolare sensazione che ti prende quando passi un bel periodo insieme a persone cui vuoi bene e con cui condividi molte cose in armonia: un mix di malinconia, dispiacere che sia terminato, voglia di ripetere l’esperienza, con la mente che rivà a persone care e situazioni particolari vissute, amici che ti mancano quasi fisicamente. E ricordi il campo come se fosse un bel film “neorealista” e nella tua mente rivivi particolari momenti vissuti insieme, tutti pervasi da serenità, allegria, dolcezza, tenerezza, empatia. Molte persone non le conoscevo prima del campo o le conoscevo appena, venendo da altre comunità.
Eppure ci sono state confidenze, sfoghi, abbracci e comprensioni che talvolta non accadono neanche tra amici di vecchia data. Ci sono stati momenti in cui pathos e amore li potevi letteralmente e fisicamente “toccare”, come quando Flavietta è dovuta partire prima ed il gruppo le ha dedicato alcune canzoni in coro con lei che, tra il commosso e la timidezza, rideva e si nascondeva. Oppure quando aiutavamo Pablo, immobilizzato su una carrozzina, a fare il bagno al mare, condividendo emozioni, gioie e distraendolo dalla sensazione di freddo che aveva, lui così esile, a contatto con l’acqua del mare. O i tanti momenti di dialogo umano e personale che si creavano tra le varie attività, nelle quali ho avuto modo di conoscere Rita, la mamma di Pablo (da me battezzata “la sora Lella de noantri”) un vulcano di energia e simpatia, schiettezza e passione, con i racconti sulla sua giovinezza e sul suo vissuto con Pablo. O i dialoghi altrettanto schietti, ma quasi surreali, con Claudione, un istrione attira-masse, un personaggio unico che ci ha quasi ipnotizzato e divertito in più momenti. O la mia totale ammirazione per la pischella del gruppo, la novantenne Gianna, cui da tempo ho detto che voglio fotocopiare il DNA, sempre allegra, un vero vulcano sia che si tratti di ballare, sia che si tratti di darsi da fare in cucina. O la dolcezza di mamma Rosi, sempre un po’ in disparte, con cui una volta, insieme a Giuseppe, abbiamo condiviso alcuni momenti del suo difficile vissuto col suo Davide, confrontandoci sui tanti dubbi, difficili accettazioni e punti interrogativi che vivono i genitori. O i momenti di pura allegria quando entrava in scena quella che ho definito “la coppia cinematografica” di Tarquinia: Massimiliano, col suo sguardo dolce e ipnotico, e il suo assistente indiano Tony. Qualche momento di malinconia immediatamente scompariva all’apparire del sorriso di Maria Laura, dolcezza, allegria e voglia di amore allo stato puro. Con Giuseppe, ho trovato già dall’altro anno una naturale intesa, condita con una stima infinita: lui emana assoluta calma, serenità, empatia, comprensione, mixata con tanta energia e umiltà.
C’è Giovanni, arrivato a Fede e Luce da meno di un anno e già pienamente addentro alle sue dinamiche, con cui abbiamo condiviso una faticosa e bollente giornata in cucina assai proficua, nonostante siamo su molte cose l’uno l’opposto dell’altro. Poi c’è Antonio, “l’ansiolitico” organizzatore/responsabile del campo, con cui ho condiviso megaspese ai supermercati, lunghi discorsi e tanta simpatia. Divideva con lui la responsabilità del campo l’aliena adolescente Flavia T., una sedicenne con cervello ed esperienza di una cinquantenne in quanto a precisione, responsabilità, pacatezza e serenità nell’organizzare un campo con una trentina di persone. Altro alieno adolescente è Pietro: sempre disponibile con tutti, attentissimo alle necessità dei più fragili, sempre col sorriso e mai un accenno di fatica. Un abbraccio a tutti i compagni di viaggio: Stefano, Claudio, Gianna, Melanie, Rita, Pablo, Francesco, Maria, Antonio V., Elisa, Antonio F., Maria Laura, Roberto, Lorenzo, Massimiliano, Tony, Giovanni, Emiliano, Bernardo, Flavia C., Caterina, Flavia T., Pietro, Rosy, Davide, Giuseppe, Fabio, Maurizio, Alejandra e… a me!
Tutti, tutti, tutti resterete nella mia mente e nel mio cuore!
Vi voglio bene,
Paolo

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