Un periodo di cui far memoria nelle nostre comunità, prima di ricominciare
Nei giorni della pandemia è stata spesso usata, a volte anche a sproposito da politici, opinionisti, esperti, l’espressione “nella stessa barca”.

Per papa Francesco è stata una guida alla meditazione del brano evangelico della tempesta sedata, nella preghiera di quel buio e piovoso venerdì di fine marzo. Al centro della narrazione una barca nella quale, a poppa, Gesù dorme sereno. La poppa delle imbarcazioni, ha sottolineato Francesco, è la parte più esposta al pericolo: se succedesse l’irreparabile, Gesù sarebbe pronto a farci da scudo per proteggerci.

Per le Comunità di Fede e Luce quella barca è simbolo di condivisione con chi ha una disabilità propria, di un/una figlio/figlia o di alcuni amici…condivisione che ci guida nella fede, nelle relazioni e nell’amicizia.

Eppure riconosciamo che le persone più fragili e con disabilità sono state costrette a sedersi negli ultimi posti in quella barca inizialmente invocata… Nella situazione di emergenza, i bisogni dei disabili e delle loro famiglie sono stati trascurati e non riconosciuti, nonostante le pressioni delle diverse associazioni di categoria. Il lockdown ha privato i nostri amici in difficoltà delle loro più piccole e grandi certezze, delle loro routine, delle possibilità, già spesso scarse, di incontrarsi, relazionarsi, mantenere i legami affettivi e di amicizia. L’obbligo del distanziamento sociale ha privato, in modo inappellabile, le persone con disabilità intellettiva delle loro peculiarità più gratificanti e preziose: l’espressione della loro affettività, la necessità di abbracciare, di un contatto fisico, spesso unico canale espressivo e comunicativo, compromettendo ulteriormente i loro limiti e disagi.

Nei mesi di lockdown la nostra Comunità Fede e Luce San Pietro di Avenza ha cercato di mantenersi unita, alimentando i nostri legami d’affetto e d’amicizia, condividendo un unico ed ininterrotto “quarto tempo” (il tempo oltre l’incontro comunitario mensile ndr), attraverso la chat di WhastApp. I tanto demonizzati social e mezzi di comunicazioni si sono rivelati davvero preziosi e, se pure non proprio per tutti, inclusivi per mantenere la compagnia, la socializzazione ed evitare l’isolamento e l’esclusione. Attraverso la nostra chat ci siamo scambiati, come siamo soliti fare, il buongiorno e la buonanotte, gli auguri per il compleanno e l’onomastico. Notizie sulla nostra salute, l’andamento delle nostre giornate, le nostre attività, i nostri pensieri e riflessioni. Le nostre mamme sono state molto attive, come tecnologiche adolescenti pur avendo superato di qualche anno quell’età. La nostra amica Marina ci ha allietato con i suoi messaggi vocali, cantandoci canzoncine di ogni genere. L’amico Enrico ci ha sfidato nella gara di riuscire a far stare in piedi una scopa, per poi inviarci le foto della nostra impresa. Qualche buontempone raccontava delle sue passeggiate all’aria aperta o sul mare, mentre altri, più realistici, narravano delle loro lunghe camminate dal salotto alla cucina della propria casa. Per il giorno di Pasquetta e del 1° maggio abbiamo finto di organizzare una scampagnata sui prati o sulla spiaggia, ovviamente avendo prima consultato le previsioni del tempo degli amici Carlo e Ugo.

Il 25 aprile, oltre che festa della Liberazione Nazionale, si festeggia San Marco patrono di Avenza, con la messa nella chiesa di San Pietro, a cui fa capo la nostra Comunità, e la fiera rionale: l’amica Egiziana, residente lì, aveva “invitato” tutti a casa propria per mangiare il panino con porchetta e la torta di riso, dolce tipico locale… ma siamo stati costretti a declinare l’invito.

Domenica 19 aprile, domenica della Divina Misericordia, Antonella, la nostra responsabile, ci ha invitato tutti a recitare la coroncina dedicata alle 15 del pomeriggio seguendo la trasmissione su TV 2000. Questo appuntamento virtuale è stato molto significativo, ci ha fatto sentire uniti ed in comunione tra noi e con tutta la Chiesa. Molto importanti sono stati i momenti spirituali, le Messe, le catechesi, le celebrazioni, i riti della Settimana Santa trasmessi dalla televisione: vissuti nell’intimità della propria casa hanno assunto essenzialità, donandoci l’opportunità di viverli con una rinnovata consapevolezza.

Purtroppo, nei giorni di distanziamento sociale è tornata alla casa del Padre la nostra cara amica Miriam, raggiungendo il suo sposo ed i suoi “piccoli” Alberto ed Antonella, che l’hanno preceduta già da alcuni anni. Miriam è stata la prima mamma della nostra Comunità: un fulcro, uno stimolo all’unione, all’amicizia e all’affetto. Per tutta la nostra Comunità è stato un grande dispiacere non poterla accompagnare e condividere quest’ultimo suo percorso, ma ci consola la saperla ora una cosa sola con il Padre e tutti suoi cari.

In quei giorni anche Gloria, una cara amica della nostra Comunità, una “piccola del Padre”, lo ha raggiunto. Anche per lei, non ci è stato possibile accompagnarla in questo passaggio e darle il nostro ultimo saluto. Gloria viveva nella casa-famiglia dell’ANFFAS sezione di Massa Carrara, realtà che Miriam e suo marito avevano contribuito a creare. Sempre attraverso Miriam, Gloria ed altri amici della struttura frequentavano gli incontri della nostra Comunità, con tanto entusiasmo, gioia, voglia di essere presente.

Al termine del periodo del lockdown qualcuno di noi si è fatto visita vicendevolmente, incontrandosi in luoghi aperti come parchi e giardini, per rivederci e ritrovarci, pur vivendo, con sofferenza, l’impossibilità di poterci abbracciare.

Attualmente continuiamo a sentirci quotidianamente sulla nostra chat, in attesa di poter veramente rincontrarci, per far festa, pregare, ridere insieme. Parafrasando il canto “La barca”, molto caro alla nostra Comunità: “Sta navigando la mia barca sopra il mar di cui Gesù è il capitan…”