Domenica 14 marzo 2021 si è svolta una formazione on line per i responsabili di comunità e membri delle équipe appartenenti alla provincia Un Fiume di Pace delle regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto. Con Zoom, ognuno a casa sua, siamo riusciti a collegarci in circa 50 persone… un successone! È stato bellissimo rivedersi: volti sorridenti, occhi luminosi che la mascherina ci nasconde.

Tema dell’incontro è stato “un momento di ascolto: raccontami la tua storia”.

Liliana Ghiringhelli (la nostra coordinatrice provinciale) ci ha introdotto all’incontro dandoci un po’ di spunti sull’ascolto, sul silenzio, sul meditare, sul raccontare la propria esperienza. Ognuno di noi ha la propria storia, un tesoro prezioso e un dono importante: come il dono dello Spirito Santo che ci ha fatto conoscere Fede e luce di cui facciamo parte o come responsabile o come membro equipe in un mistero da scoprire strada facendo… Don Mauro Santoro poi ci ha detto che ascoltare è un dono come parlare, un dare e un avere. Accettare la responsabilità un po’ spaventa, ci si chiede sarò adeguato? Che devo fare? Ma dobbiamo ricordare che non si è da soli, c’è l’équipe che collabora e che aiuta a prendere le decisioni. Accettare la responsabilità è un momento di crescita, è un’esperienza che insegna ed è da condividere.

Dopo tutti questi spunti di discussione ci siamo divisi in stanze virtuali per discutere la nostra esperienza di responsabile o di membro equipe, affrontando il tema dell’ascolto, del come mi sento accolto. Personalmente i gruppi di scambio mi piacciono un sacco perché è un momento di confronto e di arricchimento. Ascoltare le esperienze, i vissuti degli altri è importante perché si impara e si hanno spunti e stimoli per andare avanti. È importante, durante lo scambio, il lavoro dell’anawim, del moderatore. Nel mio gruppo era Nicoletta, che dopo aver introdotto i punti da discutere, ha tenuto le fila delle discussioni, stimolato e vivacizzato il gruppo per far emergere spunti interessanti ed è andato tutto molto bene. Sono emerse esperienze che ci toccano da vicino, tutte caratterizzate dal momento che stiamo vivendo. Si cerca di sostenere tutti come meglio si può, una telefonata, un messaggio, una videochiamata. Tutti i mezzi sono utili per far fronte a queste situazioni. Chi prima aveva tante attività e andava al centro diurno di colpo ha smesso e hanno preso il sopravvento la noia, la tristezza, l’amarezza, la solitudine. Che fare? Come aiutare? Ci siamo ingegnati con le tecnologie coinvolgendo genitori e fratelli così da poter far partecipare alle attività on line. Chi non ha questi mezzi, ha ricevuto la classica telefonata: sentire la voce è importante, ti fa capire tante cose, chi parla si sfoga, si libera con qualcuno che ascolta. È importante raggiungere tutti, utilizzando le famose catene telefoniche: i capi catena riportano all’equipe chi hanno sentito, come stanno, come va.

Finito il gruppo di scambio siamo rientrati tutti assieme in plenaria. Ogni anawim ha riportato cos’è emerso nel proprio gruppo con tre parole chiave per sintetizzare lo scambio. Sono emersi parecchi spunti di riflessione interessanti: elementi negativi (paure, difficoltà, sofferenza, smarrimento) e positivi (gioia, presenza, fantasia, creatività, tenacia); per gestire tutti questi sentimenti, emozioni e stati d’animo serve l’aiuto di tutti. Tutti dobbiamo collaborare in quanto il più forte sostiene il più debole, lo accompagna, lo aiuta ad andare avanti. Non bisogna avere paura, ognuno fa un pezzetto, basta poco. È importante fermarsi ad ascoltare, si ha bisogno di parlare per sfogarsi, per liberarsi. Avere pazienza e tempo per ascoltare è importante sia per chi ascolta sia per chi racconta.

Alla fine, abbiamo avuto un saluto da Angela Grassi reduce dalla super festa on line per i 50 anni di Fede e Luce: dobbiamo ricordarci di tornare sempre alla fonte, ricordarsi le origini. Bisogna guardare avanti, sapersi fidare e affidare; la fede e la speranza devono essere alimentate tutti i giorni; l’esperienza di Fede e Luce è un gran tesoro, un arricchimento. Sono importanti la creatività, la fantasia, le novità per andare avanti e per tenersi uniti.

Devo dire che questo pomeriggio di ritiro di formazione e scambio è stato particolare ma ci voleva proprio. Speriamo di poter cantare e ballare assieme al più presto la canzone della festa dei 50 anni. Avanti tutta!

Flora Atlante


Il 14 marzo ore 14:30 abbiamo avuto tramite online la formazione dei responsabili tra cui qualche persona dell’equipe. È stato interessante perché ha coinvolto tutti, don Mauro ha predisposto questa formazione che ha suddiviso le parti nelle varie stanze per poter confrontarci, ci sono state tre domande: in questi anni di responsabilità vi siete sentiti ascoltati dal gruppo? Io cerco di ascoltare? Cerco di capire le persone come stanno in questi momenti di pandemia? Ciò che è venuto fuori è che tante persone e tanti ragazzi hanno ancora paura di uscire. Mi viene in mente che in questo abbiamo la tecnologia dei telefonini: qualcuno preferisce scrivere ma io penso che una telefonata fa più piacere perché tu puoi ascoltare la persona invece coi messaggi non è la stessa cosa.

Ognuno ha espresso il suo parere. Poi è stato anche detto che noi in Italia siamo quelli che soffrono meno ma quelli che sono in Terra straniera oltre la pandemia c’è anche la guerra e ora più che mai si attaccano alle preghiere, si riuniscono tutte le mattine online, pregano insieme. Anche noi in Italia stiamo pregando che tutto questo un giorno finisca. Ascoltare, ascoltare, ascoltare… non abbiamo fatto altro che parlare di ascolto. Bisogna ascoltare e faccio ascoltare questo perché è importante per tutti, questa formazione è stato un beneficio per tutti: ascoltare tante testimonianze.

Bello ritrovarsi tra amici, la famiglia Ferrini con altre 3 persone hanno fatto un video che sono stati protagonisti: la parte principale e importante era di Matteo Ferrini, in più cerano i genitori, il medico e altre persone. La storia è questa, questo ragazzo era sempre triste, i genitori lo portarono dal medico per capire cosa abbia il figlio. Tutti cercavano di starle vicino, il medico con le medicine, altri pensavano di mandarlo in montagna per una passeggiata all’aria aperta, ma niente. Il papà comincio a deliziare con manicaretti, si sedettero a tavola e hanno cominciato a parlare. Matteo cominciò a sorridere, aveva voglia di attenzioni e far sentire la sua voce, poi è cambiato tutto! Questo è lo spunto di questa riunione e della storia di Matteo dei suoi genitori, tutti abbiamo bisogno di attenzioni e Matteo ce l’ha fatto scoprire.

Com’è bella la famiglia di Fede e Luce perché in ognuno di noi ci si può aiutare. Un motto Che abbiamo riscoperto in un gioco: giornata splendente con amici sorridenti. Arrivederci al prossimo incontro!

Nora Buccheri

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