Con un’immensa gioia nel nostro cuore, sabato 2 ottobre Papa Francesco ha ricevuto una delegazione di Fede e Luce internazionale, in occasione del 50° anniversario. Il nostro movimento è stato benedetto dal Santo Padre, che durante l’udienza ha affermato: «Lo Spirito Santo ha suggerito la nascita di qualcosa che nessuno aveva previsto, cioè le vostre comunità, nelle quali celebrate la gioia, la riconciliazione e la comunione reciproca. Così la luce e la forza del Signore risorto hanno donato speranza a tante persone che si sentivano escluse e rifiutate, a volte anche nella Chiesa».

Papa Francesco ha riconosciuto l’importanza della presenza di Foi et Lumiére nel mondo per le persone più fragili ed emarginate, definendo le nostre comunità degli «strumenti di riconciliazione e di pace, soprattutto là dove ci sono conflitti e divisioni.»

Ha poi concluso con un riferimento al logo di Fede e Luce: «Durante questa pandemia ho più volte ricordato, pensando all’episodio evangelico dei discepoli nella tempesta, che siamo tutti sulla stessa barca; e dunque vi confermo in questo vostro impegno: essere, nelle tempeste che le persone e le famiglie vivono, una piccola barca su cui tutti possano trovare posto, nella certezza che su quella stessa barca c’è il Signore Gesù. (…) Il sole della fede e della speranza, che spunta dalle nubi delle nostre paure e delle nostre insicurezze, vi accompagni sempre per il cammino che ancora vi attende.»

Per il discorso integrale di Papa Francesco, leggi qui.

All’udienza erano presenti i coordinatori delle province italiane, il consiglio internazionale — compresa la fondatrice Marie-Hélène Mathieu! — e alcune famiglie. Giovanni Grossi, della comunità di San Gregorio, ha raccontato le sue impressioni a caldo subito dopo l’incontro:

La giornata che inizia è molto bella, perché io ho saputo che si può andare dal Papa, il motivo è il 50 di Fede e luce, in tal senso io sono in trepidazione, io adoro andare a san Pietro così posso stare fuori e agire con il mio temperamento di curiosità. Quando arrivo vedo il palazzo e l’obelisco, e in un altro punto della piazza ci sono le persone, che aspettano vicino la porta. Dopo un po’ di tempo vado sopra e quando arriva, cantiamo. E quando si siede, legge e sento le parole: il Papa ha detto della Chiesa e della comunità e poi mentre conclude il discorso gli do la mano, e mi siedo in una sedia con lo schienale. Il Papa parla anche dei poveri e delle persone che hanno dei problemi, e dice di frequentare la chiesa e portare la fede in tutte le comunità: noi siamo tutti nella stessa barca, che ospita le persone di qualsiasi nazionalità. La memoria storica io non c’è l’ho perché sono stato di recente a Lourdes, quando c’è stata l’occasione di vederci tutti, pregando e cantando. 

L’udienza può essere rivista nel video a seguire, e, ancora più in fondo, ritroviamo le parole di Raúl Izquierdo García.

Santo Padre Francesco,

Siamo molto felici di essere ricevuti da Lei stamattina, in occasione della celebrazione del nostro 50° anniversario. Siamo un piccolo gruppo in rappresentanza dell’intera famiglia internazionale di Fede e Luce, un movimento formato da piccole comunità, che hanno a cuore le persone con disabilità mentale, circondate dalle loro famiglie e amici. Facciamo nostre le parole di San Paolo ai Corinzi: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole…”

Sappiamo che le persone con qualsiasi tipo di disabilità mentale sono un tesoro per la Chiesa e per la società; un tesoro che non si coglie al primo sguardo, ma ha bisogno di incontro, vicinanza e amicizia. Le persone con disabilità mentale hanno ogni diritto, soprattutto il diritto di essere amate e accettate cosi come sono. Sono testimoni privilegiati dell’amore di Dio verso ogni essere umano.
Fede e Luce, che è presente in oltre 90 paesi del mondo, è nata nella settimana Santa del 1971, in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes coordinato da Jean Vanier e Marie-Hélène Mathieu. Quell’evento ha segnato l’inizio della vita delle nostre comunità. Nel corso degli anni, sono molte le famiglie e gli amici che si sono uniti a noi, così come sono molte le sfide che abbiamo vissuto e superato: da un adeguamento delle chiese e di altri luoghi per una maggiore accessibilità, alla convinzione che le persone con disabilità non sono solo oggetto di carità o pietà, ma hanno una vocazione specifica nella Chiesa.

In questi anni abbiamo consolidato la nostra missione e la nostra visione. Abbiamo assistito a storie di coraggio, di resilienza, di amicizia, di amore… E in tutte abbiamo potuto vedere l’Amore di Dio riflettersi in modo particolare nelle persone più fragili e vulnerabili, insieme alle persone con una disabilità mentale impariamo anche a conoscere le nostre disabilità, che sono tante e diverse, e ad accettarle di più, Siamo una famiglia ecumenica, che comprende comunità cristiane di tutte le tradizioni, e questo ci aiuta ad approfondire la nostra conoscenza e il nostro amore reciproco.

Oggi ci troviamo ad affrontare diverse difficoltà per le nostre comunità: la pandemia è un’esperienza difficile per tutti, perché limita il nostro desiderio di incontrarci in presenza, Ma anche la realtà legislativa e morale di tanti paesi in cui è radicata la “cultura dello scarto” verso i più fragili. L’invecchiamento senza rinnovamento di molte comunità, le difficoltà economiche di tante famiglie e paesi, e infine la crescente cultura della sfiducia e della paura, della comodità e dell’indifferenza, dove le iniziative comunitarie o associative si fanno sempre più rare.

Però insieme a queste difficoltà, viviamo in modo molto speciale la speranza. Le comunità di Fede e Luce sono molto gioiose e festose. Sappiamo che ciò che appare come un problema può essere un dono e un’opportunità: basta guardarlo con gli occhi di Dio. In Fede e Luce condividiamo la fede e la celebriamo, e ogni scusa è buona per ritrovarci insieme e celebrare anche la vita. Non facciamo cose per le persone con disabilità, bensì le facciamo con loro. Abbiamo la nostra amicizia reciproca, ma soprattutto abbiamo Gesù Cristo, vero centro delle nostre comunità. Sappiamo, come i primi discepoli, che Lui è sulla nostra barca, anche se a volte crediamo che stia dormendo. Ma in mezzo alla tempesta e all’angoscia, Egli è lì per dirci di non avere paura.

Sappiamo che le comunità di Fede e di Luce non sono chiamate a essere una soluzione alle difficoltà della disabilità, bensì siamo chiamati a essere un segno; un segno di luce e di speranza in mezzo al mondo, nel contesto sociale, politico ed ecclesiale in cui vive ogni comunità. Essere testimoni di amicizia con e in Gesù, perché molte persone si sentono sole e non trovano un luogo in cui vi sia chi le riconosce e le accoglie. In questa apparente povertà di ciò che siamo e facciamo, sappiamo che lo Spirito Santo e presente e ci sospinge, ci incoraggia e ricolma i nostri cuori di fiducia, riaffermando la nostra missione. Ed è proprio quando si e piccoli che la grandezza del Signore si fa più evidente.

Santo Padre, abbiamo bisogno del suo incoraggiamento, della sua accoglienza e del suo sostegno. Eccoci qui, Santità, “parla Signore che il tuo servo ascolta”. E a nome di tutte le comunità di Fede e Luce di tutto il mondo, le mando un abbraccio non grande ma gigante, enorme. Di quelli che solo i nostri amici con disabilità mentale sanno dare. Grazie di cuore.

Raúl Izquierdo García
Coordinatore Internazionale Foi et Lumière

Udienza Papa Francesco 02-10-2021
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