Non c’erano bagagli da chiudere e voli da prendere di corsa. Non c’erano abbracci e scambi di regali e indirizzi. C’era un carico di emozioni talmente forte che cliccare su “fine riunione” era difficile.

È così, il momento che più porterò nel cuore del Consiglio dei Coordinatori svoltosi forzatamente online il 26, 27 e 28 febbraio è stato quello dei saluti conclusivi. Non riuscivamo a spegnere il computer. Abbiamo iniziato a cantare, a brindare di nuovo, a cercare i volti di chi era connesso. A ridere e scherzare. Piano piano alcuni degli oltre 200 partecipanti hanno lasciato Zoom, ma siamo rimasti ancora in tanti: una cinquantina di amici a distanza desiderosi di stare ancora un pochino insieme. Una mezz’ora ricca di allegria, nella confusione di lingue diverse, senza più l’aiuto dei traduttori.

Unire persone di ogni parte del mondo nello stesso desiderio di accogliere l’altro così com’è è il miracolo di Fede e luce. Questo Consiglio dei coordinatori si sarebbe dovuto svolgere in Egitto, lo abbiamo vissuto ciascuno nella propria casa, a centinaia di chilometri di distanza. Una follia? Può darsi. Ma fu una follia anche il primo pellegrinaggio a Lourdes nel 1971. Quell’evento che ha dato il via a una storia di amicizia meravigliosa, che dura da cinquant’anni, quel momento in cui, come ci ha ricordato nel suo video messaggio Marie-Hélène Mathieu, «è crollato un muro di ignoranza e di pregiudizi» perché è diventato visibile a tutti che «le persone con disabilità non solo non sono degli intrusi, ma sono il cuore della Chiesa».

Tema degli incontri è stato “Tenete viva la fiamma”. Con questi tre appuntamenti su Zoom si è dato il via ai festeggiamenti per il Giubileo di Fede e Luce. Marie-Hélène, oggi quasi 92enne, ci ha ricordato la storia di Loïc e Thaddée e dei loro genitori Camille e Gérard: «Questa storia l’ho raccontata un centinaio di volte ma senza mai stancarmi. Ogni volta mi è nuova e mi insegna qualche cosa di nuovo – ci ha detto. Allora, dal profondo del cuore, vi auguro che essa continui ad ispirare ciascuno perché possiamo essere continuamente rinnovati nella missione. Oggi, qui, voglio essere semplicemente una testimone, stupita della nascita del nostro movimento fin dai suoi primi passi. Ve lo ripeto ancora una volta: è veramente l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi».

Questa meraviglia si traduce in comunità sparse in 86 Paesi di tutti i continenti. Una famiglia che i 53 coordinatori di provincia e il consiglio internazionale erano invitati a rappresentare.

Venerdì 26 il primo incontro è stato dedicato a conoscersi. Erano connesse una settantina di persone, oltre ai traduttori. Ogni vice coordinatore internazionale ha presentato i coordinatori che accompagna. È stato come compiere il giro del mondo in pochi minuti. Insieme, poi, abbiamo pregato lo Spirito Santo, dopo avere ascoltato le parole dell’assistente internazionale don Marco Bove «La fiamma è qualcosa di vivo – ci ha detto – perché non si spenga ha bisogno di essere alimentata. Il Signore ci chiama a custodire e alimentare la fiamma di Fede e Luce, i nostri legami di amicizia e di amore, che sono per noi un tesoro prezioso. Abbiamo la certezza di non essere da soli, perché non viviamo una missione nel nome di noi stessi, ma nel nome di Gesù e con la forza del suo Spirito».

Il video che ha accompagnato la preghiera è nato grazie ai coordinatori italiani Liliana, Fabio e Vito e ad alcune persone con disabilità: nelle invocazioni di ciascuno è emerso il senso di appartenenza a una comunità che è casa, famiglia, calore e ristoro. Una famiglia che comprende anche chi oggi è in Paradiso.

Il sabato abbiamo vissuto un momento di condivisione, a piccoli gruppi. Le testimonianze di alcuni coordinatori rispetto a quanto si è riusciti a vivere in tempo di pandemia hanno colpito tutti quanti, in particolare i riferimenti alla guerra: Fede e Luce è oasi di speranza anche in mezzo ai conflitti e supera le difficoltà di lingua e cultura. Ovunque, dal Libano alla Russia, dall’Ile de la Rèunion all’Africa, si ritrova lo stesso spirito, la stessa attenzione alla nostra missione.

L’isolamento delle persone con disabilità è l’aspetto su cui ci si è più soffermati nel gruppo a cui ho partecipato. Emerge il bisogno di proteggere i più fragili ma anche la loro fedeltà ai rapporti avviati nel tempo: loro ci richiamano a trovare il modo di incontrali. Pesa non potersi ritrovare in presenza, ma la creatività ha ispirato giochi, scambi, incontri di formazione attraverso i social e le piattaforme come Zoom. Olga, dalla Russia, ci ha dimostrato che si può anche pregare insieme online. Quanto a Lourdes, non è detto che tornare alla sorgente significhi affrontare un pellegrinaggio alla grotta davanti alla quale tutto è cominciato nel 1971, ma tornare alle relazioni, osando nel rispetto delle regole anti-Covid.

La domenica la grande festa conclusiva ha coinvolto molte più persone: ogni coordinatore ha potuto invitare tre persone o famiglie, invitate a indossare i costumi tipici del loro Paese. Una di queste era Nora, dalla comunità di Gratosoglio (MI). Una esplosione di colori, di tradizioni, di danze differenti. Abbiamo brindato insieme, rivolgendo il pensiero a tutte le comunità del mondo, in particolare a quelle che soffrono di più a causa della pandemia, della povertà, dell’isolamento.
Raul e Maria Silvia, i nostri coordinatori internazionali, hanno lanciato il loro messaggio. Impossibile non fare riferimento alle rivelazioni su Jean Vanier, che hanno segnato pesantemente l’ultimo anno. «Il vento ha soffiato, la tempesta è scoppiata… ma la barca ha resistito – hanno detto. Sappiamo di chi abbiamo avuto fiducia: di Gesù. Noi sappiamo chi ci ha chiamati. È lui il nostro maestro. Gli altri, tra cui Jean, sono dei mediatori, ma la roccia sulla quale si posa Fede e luce è Gesù Risorto».

Quanto alla pandemia, i coordinatori internazionali hanno apprezzato gli sforzi compiuti ovunque per non lasciare nessuno da solo ed esortato a «continuare a remare in mezzo alla tempesta, prendendosi cura di chi non ha tecnologie su cui fare riferimento».

Bellissima la preghiera che ha accompagnato l’invio:

Lo Spirito Santo:

  • Vi accordi  l’UMILTA’ di essere critici verso voi stessi e di riconoscere gli ambiti nei quali voi potete migliorare il vostro accompagnamento.
  • Vi accordi la SAGGEZZA e il dono del DISCERNIMENTO per ascoltare la Parola di Dio in mezzo a questo mondo e alla storia, per prendere le decisioni migliori.
  • Vi doni il CORAGGIO e la forza di proporre, di accettare i rischi e di cercare nuove vie per testimoniare all’interno e all’esterno di Fede e Luce.
  • Vi colmi di FIDUCIA nei vostri doni e nel frutto che deriva dal lavoro di équipe.
  • Soprattutto, abbiate fiducia in Gesù che vi ha chiamato e che vi vuole con Lui

Di quei tre giorni porto con me tante emozioni. La commozione nell’ascoltare ancora una volta Marie-Hélène, la gioia di ritrovare vecchie conoscenze, la dolcezza della preghiera preparata da Ann e Valery (ci ha ricordato che siamo fragili, vasi di creta che si possono rompere e che, se incollati, lasciano trasparire la luce dalle ferite che rimangono aperte), la tenacia di chi in condizioni di guerra non ha smesso di avere fiducia.

Un logo ci ha accompagnato per tre giorni, completandosi a poco a poco: lo ha creato Amgad, che avrebbe dovuto accoglierci in Egitto. Lui disegna magnificamente. La prima immagine era una barca semplice, spoglia. Raul e Maria Silvia ci hanno ricordato che non siamo barche di poco conto che fanno cose ordinarie. Siamo una barca Fede e Luce, chiamata Tesoro, e siamo chiamati da Dio a condividere questo tesoro nel mondo. Sulle persone a bordo sono comparse le lingue di fuoco donate dallo Spirito e la vela è segno del viaggio iniziato insieme. Il sole, comparso il giorno della festa (che con la vela disegna il numero 50) ci ricorda la gioia di 50 anni di cammino e il vento è il soffio di Dio che spinge verso nuovi orizzonti un Tesoro da condividere.

Angela Grassi
Vicecoordinatrice internazionale

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